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Qual fallo mai, qual sí nefando eccesso

macchiommi anzi il natale, onde sí torvo

il ciel mi fosse e di fortuna il volto?

In che peccai bambina, allor che ignara

di misfatto č la vita, onde poi scemo

di giovanezza e disfiorato, al fuso

dell’indomita Parca si volvesse

il ferrigno mio stame? Incaute voci

spande il tuo labbro: i destinati eventi

move arcano consiglio. Arcano č tutto,

fuor che il nostro dolor. Negletta prole

nascemmo al pianto, e la ragione in grembo

de’ celesti si posa. Oh cure, oh speme

de’ piú verd’anni! Alle sembianze il Padre,

alle amene sembianze eterno regno

dič nelle genti e per virili imprese,

per dotta lira o canto,

virtú non luce in disadorno ammanto.

 

da "L’ultimo canto di Saffo", Giacomo Leopardi

 
 

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Lorenzo Linthout - Tutti i diritti riservati