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Nubi celeste, eterne viaggiatrici!

Come vezzo di perle nell’azzurra

steppa volante, al par di me proscritte,

dal caro Nord ai paesi del Sud.

Chi vi caccia: decreto del destino?

Segreta invidia? Od odio aperto?

Su voi grava il delitto? O la calunnia

avvelenata degli amici?

Non v’han tediato gli infecondi campi…

Passioni e pene sono ignote a voi;

fredde in eterno, libere in eterno,

non conoscete patria voi, né esilio.

Voi siete belli, campi della terra natale,

ed ancora più bello è il suo maltempo;

il suo inverno so Miglia al primo inverno

come agli uomini primi le sue genti!

Nebbia qui copre la celeste volta

in velo violetto si distende la steppa

e tanto è fresca e tanto al cuore familiare,

come per libertà solo creata…

Ma la steppa è straniera all’amor mio,

questa neve volante inargentata,

troppo pura per terra peccatrice,

non mi rallegra il cuore mai,

giacchè il freddo, immutabile suo manto

mi cela agli occhi un tumulo mortale

e un cenere scordato, ma a me sì caro.

da "Le nubi", Michail Jurevic Lèrmontov

 
 

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Lorenzo Linthout - Tutti i diritti riservati