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La città s’accende,

naufraghiamo in questo buio trasparente,

prego Dio che l’unica dispersa non sia io

e che esista un altro vuoto uguale al mio.

Seguo la scia dei bar come una lupa,

cerco uno sguardo, un’anima, un richiamo

che giri fuori orario con uno sguardo umano.

Giura che ci sei, nella notte che va via,

il tuo cielo senza stelle è casa mia,

la tua lingua sulle mie ferite,

con il sapore e le bugie delle nostre vite.

Seguirò le impronte che hai lasciato,

segnali e sogni che aspettano in agguato

per affilarmi le unghie un’altra volta

in questa notte lunga con la memoria corta,

sui fianchi larghi di una breve eternità.

Poi siamo lì, con gli occhi dentro gli occhi,

il mio bicchiere voglio solo che trabocchi,

sento il calore del tuo fiato

sul mio cuore che non grida più.

 

da "La lupa", Ornella Vanoni

 
 

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Lorenzo Linthout - Tutti i diritti riservati