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Il mio sangue è avvelenato e la carne profanata.

Profanata. Ci sono tanti segni impercettibili

del fatto che vivo già da un pezzo all’inferno.

Il mio spirito non ha le forze per contrastare il corpo,

come Giacobbe, l’angelo invisibile.

Chi me lo ha scritto il destino?

 Ma il cielo è una cupola, non un soffitto.

Tu, preso dal lavoro di ogni giorno,

non hai indovinato a che ora

lo spazio potrebbe essere stato pignorato.

Il cuore nel corpo mi è diventato ad un tratto

solo un muscolo danneggiato.

 

da “Sogno”, Svetlana Kekova

 
 
 

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Lorenzo Linthout - Tutti i diritti riservati