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Nella teoria urbana attuale ha avuto luogo un curioso rovesciamento. Se la storia delle città moderne è stata un tentativo di mettere ordine su quell’apparente caos che traeva origine dal modo in cui gli individui sperimentavano l’impatto del capitalismo sulla forma urbana (…) quello che sta avvenendo oggi può essere considerato il tentativo di imporre il caos ad un ordine, di ricoprire con un velo di anarchia visibile (e visuale) un ordine sempre più pervasivo e importuno -per essere più specifici di dissimulare un modello sempre più pervasivo di relazioni gerarchiche che intercorrono tra gli abitanti e l’ordinamento degli spazi della città- rafforzando questo modello gerarchico con un velo di calcolata casualità.

Questo rovesciamento ha in se una netta tendenza conservatrice e per questo motivo può venire utilizzato per passare un colpo di spugna sulla “grande teoria” e sulla “ideologia del progresso”; serve contro quanti sostengono che le città possano essere migliorate e che possano diventare luoghi in cui condurre un’esistenza più umana mediante gli strumenti della pianificazione e della partecipazione.

 

da “Not chaos, but walls: postmodernism

and the Partioned City“, Peter Marcuse

 
 

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Lorenzo Linthout - Tutti i diritti riservati