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Berlino è una città estrema, una città che non conosce mezze misure. La sua crescita discontinua oscilla fra ritmi frenetici e interruzioni paralizzanti. Essendo una metropoli che si è formata tardi, si è sviluppata in brevissimo tempo, cosa che altrove avrebbe richiesto decenni o secoli, per poi arrestarsi nuovamente. A episodi di allegria seguono momenti di depressione: dall'euforia per lo scoppio della prima guerra mondiale alla sconfitta, dall'ebbrezza degli anni Venti alla crisi economica mondiale, dalla presa del potere da parte dei nazionalsocialisti alla capitolazione, dalla gioia per la caduta del Muro al disinganno degli anni Novanta.

Nella sua mancanza di radici Berlino oscilla fra un piatto pragmatico e un'idea radicale. Industrializzazione o storicismo, modernità o totalitarismo, nazionalismo o cosmopolitismo, guerra fredda o modernizzazione, cultura di massa o ribellione: nella capitale delle ideologie queste si diffondono molto più facilmente che altrove. A causa della coesistenza di forze di opposizione fra loro, la città si è sviluppata su linee direttrici spaziali, nella quale ogni regime ha dislocato dal nulla le proprie coordinate, vettori e centri, così come mostra la storia dei monumenti e degli assi viari di Berlino. Proprio perchè è stata soggetta a norme sempre nuove, la città è un manifesto dei paradossi, delle trasformazioni e delle instabilità.

Berlino è un esperimento senza ipotesi; identità molteplici consentono di assorbire l'"altro". Questa apertura si accompagna tuttavia alla bruttezza; la città è diretta, priva di qualunque compiacenza. Suscita sempre un sentimento di repulsione. Le manca consapevolezza di se ed un sereno rapporto con se stessa; appare come il corpo di un masochista, che si espone costantemente alla profanazione, alla devastazione, all'umiliazione ed alla violenza. A Berlino è quasi del tutto sconosciuto il livello medio di articolazione colta e questo si manifesta o con un rigido controllo o con una volgare immediatezza.

 

da "Urbanistica Automatica" in "Berlino, città senza forma", Philipp Oswalt

 
 

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Lorenzo Linthout - Tutti i diritti riservati