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Avvolte dalle tenebre, ho lasciato la città,

ho terrore del rumore e del baccano.

Si sente ancora da lontano rimbombare il boato,

di un perfido riso beffardo.

Ho ripetuto dell’eterno per anni,

scagliavate pietre su si me.

In un attacco di isteria passeggera,

ridevate dei miei tormenti.

Io, esule, vi lascio,

non mi impedirete di essere libero.

Fuggo, ricurvo, pallido pellegrino,

Fuggo per dossi e sentieri,

fuggo per sconfinate pianure,

batto con la canizie al suolo.

Riposerò con l’anima in rivolta,

con la mia anima martoriata.

 

da "L'esule", Andrei Belyj

 
 

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Lorenzo Linthout - Tutti i diritti riservati