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La quiddità –il determinato, il qualche cosa, ciò che ogni realtà è– ci sprona ad accettare, gli ambienti, le persone, l’aria, le cose intorno a noi… che invece spesso disprezziamo, ignoriamo, mortifichiamo, persi dietro al sogno di un altrove che –legittima figura della speranza e del sogno– non deve però mai offuscare la bellezza del paesaggio reale, del concreto storico in cui ci muoviamo, viviamo, agiamo.
“Restare” nell’amore del “qui ed ora”, vuol dire cogliere l’intensità dell’attimo che lo attraversa, venerare la memoria che in esso si manifesta e deposita, lavorare perché ciò si traghetti nell’eterna bellezza di quel che resta, e cresce fruttificando in preziosa eredità per chi ancora deve venire.


da "I trascendentali traditi"

Claudio Sottocornola

 
 

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Lorenzo Linthout - Tutti i diritti riservati