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Spia di un tempo sofferente, che stenta a farsi riconoscere, il passato trapassa in memoria, quasi impercettibilmente, mediante figure, impronte, sedimenti.

Nella memoria come "traccia" il vedere non è più un atto diretto, come nel caso del testimone, eletto dai "segni" sul corpo, ma un atto vicario: un osservare davvero, si potrebbe dire, per conto terzi. E' una memoria, quella della traccia, che si fa immagine e materia del paesaggio.

Elude i veti dell'immemorabilità attraverso la sua sostanza inerte, destituità di ogni volontà: lo specchio delle cose e dei luoghi lavorati dal tempo, gli echi ed i frammenti del passato sfuggiti, quasi per errore, alla cornice omologante del presente.

 

da "Geografia della memoria: case, rovine, oggetti quotidiani"

Antonella Tarpino 

 
 

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Lorenzo Linthout - Tutti i diritti riservati