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La mia casa è una casa

in cui nessuno si sente a casa.

C’è una stanza che si sta costruendo da sé,

di mattoni rosicchiati e scaglie di marna,

di parole avanzate - cementate a scintille,

impazienza e mancanza di cura.

È una stanza circolare o forse

ovale e c’è anche un angolo

che regge la smania del fondo pagina

pochi istanti prima di girarla,

di leggerci la cicatrice del desiderio di un evento

anche assurdo o grottesco o drammatico

o anche solo desolato:

uno spostamento d’asse,

una furia di cambiamento,

una ribellione di geografie,

manie di possesso,

chiusure spalancate e altri ossimori,

qualcosa - dentro.

 

da “Casa dolce casa”, Antonella Bukovaz

 
 

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Lorenzo Linthout - Tutti i diritti riservati