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Quella voce diventava sempre più grande nella mia testa, nella pancia, fino a riempire il vuoto che era nella mia intima dimensione. Le sue parole colpivano ciò che rimaneva di una statua di marmo passiva, inerte a ogni sensibilità umana. Una ad una spaccavano lo strato cementato da anni a proteggermi dalla sofferenza, privandomi così delle emozioni e dei sentimenti.

Per me la vita finiva ogni attimo e prima che quell'attimo svanisse ricominciavo a vivere cancellando il passato in ogni nuovo presente.

 

da "Leonida", Nada Malanima 

 
 

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Lorenzo Linthout - Tutti i diritti riservati