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Non omnis moriar, i miei possedimenti,

prati di tovaglie, roccaforti di armadi,

distese di lenzuola, preziosa biancheria

e vesti, vesti chiare mi sopravviveranno.

Non lascio alcun erede, che la tua mano frughi

fra le mie cose ebree, signora Chominowa,

donna di Leopoli, prode moglie di una spia,

lesta delatrice, madre di un Volksdeutscher.

Adesso sono tue, perché lasciarle a estranei.

Questo non è un liuto e neanche un nome vuoto.

Io vi rammento bene, come anche voi di me

vi siete ricordati quando è giunta la Gestapo.

Alzate in alto i calici e brindate cari amici

al mio di funerale e alla vostra di ricchezza:

kilim e tappetini, vassoi e candelabri.

Bevete tutta la notte e poi sul far del giorno

mettetevi a cercare pietre preziose e oro

in divani e materassi, coperte e scendiletto.

Lavorerete svelti e vi darete un gran da fare.

Ciocche di crine di cavallo e di fieno marino,

nugoli di cuscini e di piumini squarciati

vi si attaccheranno alle braccia mutandole in ali;

il mio sangue incollerà la stoppa con le piume

e così alati d’un tratto in angeli vi trasformerà.

 

da "Non omnis moriar", Zuzanna Ginczanka
 
 

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Lorenzo Linthout - Tutti i diritti riservati