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In fuga dalla terra
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"Sai cos'è bello, qui? Guarda, noi camminiamo, lasciamo tutte quelle orme sulla sabbia, e loro restano lì, precise, ordinate. Ma domani, ti alzerai, guarderai questa grande spiaggia e non ci sarà più nulla, un'orma, un segno qualsiasi, niente. È come se non fosse mai passato nessuno. È come se noi non fossimo mai esistiti. Se c'è un luogo, al mondo, in cui puoi non pensare a nulla, quel luogo è qui. Non è vita falsa, non è vita vera. È tempo. Tempo che passa e basta. Sarebbe un rifugio perfetto. Invisibili a qualsiasi nemico. Sospesi. Bianchi come i quadri di Plasson. Impercettibili anche a se stessi. Ma c'è qualcosa che incrina questa purgatorio. Ed è qualcosa da cui non puoi scappare. Il mare. Il mare incanta, il mare uccide, commuove, spaventa, fa anche ridere, alle volte sparisce, ogni tanto si traveste da lago, oppure costruisce tempeste, divora ricchezze, non dà risposte, è saggio, è dolce, è potente, è imprevedibile. |
Ma soprattutto il mare chiama. Lo scoprirai, Elisewin. Non fa altro, in fondo, che questo: chiamare. Non smette mai, ti entra dentro, ce l'hai addosso, è te che vuole. Puoi anche far finta di niente, ma non serve. Continuerà a chiamarti. questi mare che vedi e tutti gli altri che non vedrai, ma che ci saranno, sempre in agguato e pazienti, un passo oltre la tua vita. Instancabilmente, li sentirai chiamare. Succede in questo purgatorio di sabbia.
Succederebbe in qualsiasi paradiso, ed in qualsiasi inferno. Senza
spiegare nulla, senza dirti dove, ci sarà sempre un mare che ti chiamerà." da “Oceanomare”,, Alessandro Baricco |
Lorenzo Linthout - Tutti i diritti riservati