Non è in questi luoghi sovrappopolati, dove si incrociano ignorandosi migliaia di itinerari individuali, che sussiste oggi qualcosa del fascino incerto dei terreni incolti, delle sodaglie e degli scali, dei marciapiedi di stazione, delle sale d’attesa dove i passi si perdono, di tutti i luoghi dell’incontro fortuito dove si può provare fuggevolmente la possibilità residua dell’avventura, la sensazione che c’è solo da “veder cosa succede”?

 

da Non Luoghi: introduzione ad una

antropologia della surmodernità”, Marc Augé

 

 

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Ultimo aggiornamento: 8 maggio 2013

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