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Ex Ospedale Psichiatrico "Lolli"

Imola, Bologna

(25 immagini)

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All’interno del variegato panorama italiano, alcune specifiche realtà manicomiali si mettono particolarmente in luce, come quella di Imola.

Le prime notizie sull’accoglienza dei malati di mente ad Imola risalgono al 1775 anno in cui una sezione dell’Ospedale “Santa Maria della Scaletta” venne adibita a tale scopo, ma solo nel 1803 vennero terminati i lavori di ristrutturazione dei locali per il nuovo reparto. Nel 1841 il cardinale Mastai Ferretti, futuro Pio XI, nominò il Dottore Cassiano Tozzoli a direttore amministrativo e sanitario. Sotto la sua guida si realizzò il primo manicomio di Imola inaugurato nel 1944 sempre con la denominazione di “Santa Maria della Scaletta”. Nel 1862 gli successe Luigi Lolli che propose alla Congregazione di carità che amministrava la struttura manicomiale di costruire un nuovo edificio di concezione più moderna e razionale.

I lavori presero l'avvio nel 1869 sotto la direzione dell'architetto romano Antonio Cipolla. Contemporaneamente furono avviati i lavori di costruzione di un nuovo edificio, denominato “Osservanza”. Nelle intenzioni di Luigi Lolli, servivano due strutture non per ragioni funzionali, bensì per assicurare la cura migliore ai degenti: il manicomio centrale (il nome “Santa Maria della Scaletta” fu sostituito dal nome "Villa dei Fiori") doveva ospitare i malati acuti e curabili, mentre al “Manicomio dell'Osservanza” sarebbero andati i malati "incorreggibili", ovvero i soggetti affetti da patologie mentali croniche.

Il nuovo ospedale era situato a Sud della città, occupando un'area di oltre quarantamila metri quadri, e si affacciava su una colonia agricola.

Gli edifici erano disposti simmetricamente su tre linee parallele, ciascuna della lunghezza di duecentocinquanta metri e della larghezza di quaranta. Sull'asse centrale si incontravano tre grandi palazzi, dei quali il primo serviva per gli uffici e le abitazioni del direttore e di alcuni medici.

Il secondo era adibito a dispensa, cucina e guardaroba, mentre il terzo ospitava i bagni e i laboratori scientifici. Una nuova trasformazione edilizia fu compiuta nel 1908 per volontà di Giulio Cesare Ferrari: furono abbattuti tutti i muri perimetrali, sostituiti da cancellate, moltiplicati i bagni in maiolica, rifatte le tappezzerie e alcuni arredi. In questo periodo, furono introdotte molte misure igieniche: a tutti i malati, per esempio, furono forniti spazzolino da denti e asciugamano personale.

Il Manicomio imolese divenne per anni il modello di riferimento per altre strutture italiane, per la sua forma architettonica a cittadella, e per la pratica diffusa dell’ergoterapia. Alla guida della struttura, si avvicendarono diversi alienisti e psichiatri di fama nazionale.

Alla morte di Lugi Lolli l’Ospedale venne venduto alla provincia di Bologna divenendo nel 1900 l’”Ospedale Psichiatrico di Bologna in Imola”; a chiusura formale dell'Ospedale Psichiatrico risale alla fine del 1996.

Oltre al professor Luigi Lolli, direttore dal 1862 al 1899, meritano una particolare attenzione Giuseppe Seppilli, Giuseppe Amadei, Silvio Tonnini, Paolo Amaldi e Raffaele Brugia, direttore dal 1896 al 1907. Dal 1908 subentra alla direzione Giulio Cesare Ferrari e, dal 1924 al 1939, Luigi Baroncini.

 

 

 

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Lorenzo Linthout - Tutti i diritti riservati