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I miei non luoghi

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Il neologismo “non luoghi” definisce due concetti assolutamente distinti ma complementari. Ci sono da una parte quegli spazi costruiti per un fine ben specifico.

Poi, dall'altra parte esiste il rapporto che viene a crearsi fra gli individui e gli stessi spazi. I “non luoghi” sono tutti gli spazi che hanno la prerogativa di non essere identitari, relazionali e storici.

Fanno parte dei “non luoghi” gli spazi in cui milioni di individualità si incrociano senza entrare in relazione fra loro, sono tendenzialmente prodotti della società moderna, che perde i suoi riferimenti.

Nella proliferazione di eccessi temporali, spaziali, incapaci di integrare in sé  i  luoghi storici si confinano e si banalizzano in posizioni limitate e circoscritte alla stregua di "curiosità" o di “oggetti interessanti". Essi sono quindi incentrati generalmente sul presente e sono rappresentati soprattutto nella nostra epoca, che è caratterizzata dalla precarietà assoluta, dalla provvisorietà, dal transito e da un individualismo solitario.

Transitiamo nei “non luoghi” senza vivere ed abitare all’interno di essi, senza poter registrare nella nostra mente una sensazione, se non breve e poco incisa. I “luoghi” e i “non luoghi” sono sempre altamente legati fra loro e spesso è difficile distinguerli.

Raramente  esistono  in "forma pura":  non  sono  semplicemente  uno  l'opposto dell'altro, ma  fra  di  essi  vi  è  tutta una serie di sfumature.

La  mia  conquista  dei  “non  luoghi” dunque  è  avvenuta  proprio  con l’anonimato,  senza  conoscenza individuale,  spontanea  od  umana.

In contrapposizione apparente ed in sfida con me stesso ho ritenuto opportuno pensare al “non luogo” non solo nella presentazione architettonica o ambientale dello stesso, ma nell’uso e nella sua funzione.

Un insieme di elementi costruttivi, di decorazioni, o di natura ambientale, se considerato come transito e non vissuto, determina il “non luogo” nella sua forma.

 

 

 

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Lorenzo Linthout - Tutti i diritti riservati