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I paesaggi
(70 immagini)
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“Donc la surface utilisable del notre tableau reste plus petite que le paysage entrevu. Mais dans un paysage, nous pouvons considèrer certaines des ses parties qui forment, à elles sules, un ensemble et un tout. Cet partie réduite du paysage, déjà lui méme partie réduite de la nature, se nomme site. Or dans les beaux-arts, on a tout simplement donné, d’une
facon générale, le nom de paysage au site…“ da
“Le Paysage Artistique en Photographie“,
Frèdèric Dillaye Si
tratta di una tra le prime affermazioni di autonomia della fotografia dai
condizionamenti della realtà fisica, intesa come un insieme caotico di
elementi registrabili sull’emulsione fotosensibile, ma meccanicamente,
passivamente, con l’indifferente strumento ottico. Dillaye, come qualche
anno prima Emerson o Horsley-Hinton, sosteneva che: “...s'il nous manque la faculté que posséde le peintre de composer, notre pouvoir de sélection est augmenté, et le plaisir que donne l’exercice de ce pouvoir n’est connu que de ceux qui, ayant quelque sentiment de l’art, aiment la nature et trouvent du plaisir à la contempler..." assegnava alla scelta fotografica la connotazione estetica del paesaggio, volendo identificare in immagine il significato di un habitat, la sua profonda geografia, infine il suo stereotipo segnaletico. Nessun panorama, neppure a trecentosessanta gradi come quelli di Johann Sattler o di Robert Barker, può riferire definitivamente, in modo esaustivo, sulla natura, sulla qualità, di un paesaggio, dinamizzato invece dal tempo, dal “topos” dell’osservatore. |
Anzi,
lo straniamento dell’immagine sembrerà maggiore, così congelata, in
quanto non corrisponde al alcun modo di vedere, se collegata alla
percezione fisiologica, funzionale oltretutto, del nostro sguardo. La
fotografia ha consentito ulteriori verifiche del nostro concetto di sito,
di paesaggio; lo strumento ottico, come protesi, è stato concepito in
funzione della nostra evoluzione culturale, e non viceversa; come
realizzazione di un antico anelito, di arcaiche curiosità; per vedere
diversamente, oltre che meglio e di più; per conservare la memoria,
verificare, confrontare gli emblemi dello spazio come unica garanzia della
realtà, emergenti incessantemente nel quotidiano, che si riscatta e
configura soprattutto in immagine, spesso in immagine fotografica,
offrendo essa inarrivabili illusioni di verosimiglianza. Paradossalmente,
l’immagine fotografica è più ideale, più fantastica, più emblematica
di ogni altra raffigurazione iconica. |
Lorenzo Linthout - Tutti i diritti riservati